mercoledì 17 marzo 2021

Felci, tanto antiche quanto affascinanti

 


Quando la campagna si tinge di tabacco da noi su al Nord vuol dire che è inverno. La natura riposa, soprattutto le piante che lavorano sotto terra per preparare la stagione successiva; va bene son contento per loro che dopo un inverno finalmente nevoso partiranno in rigogliose fioriture. Ma nel frattempo da buon appassionato botanico cosa guardo? cosa riconosco? cosa classifico? Alle domande quest’inverno mi son venute in soccorso loro: le felci.  Nella lunga vita da illustratore naturalista ho disegnato un po' di tutto ma, chiedo venia, le felci non le ho mai considerate.



 

Una forra fresca e umida o un muretto a secco assolato possono mostrarti anche in pieno inverno un campionario meraviglioso di piante ancora verdi, le felci appunto. Ho cercato così di colmare almeno parzialmente la mia ignoranza in questo mondo affascinante e antichissimo e per farlo mi sono avvalso di materiale trovato in rete utilissimo per chi vuole iniziare a riconoscere queste ragazze verdi dalle lunghe chiome.

Genera filicum, or, Illustrations of the ferns, and other allied genera
Bauer F.A. 1842

Qui sotto link a pubblicazioni e articoli dedicati alle felci facilmente scaricabili in formato PDF dalla rete. Un altro validissimo sistema per sapere quali specie di felci  vivono nella nostra regione è quello di scaricare l’applicazione iNaturalist un social network di naturalisti,  biologi e appassionati costruito sul concetto di mappatura e condivisione di osservazioni sulla biodiversità in tutto il mondo. È possibile accedere a iNaturalist tramite il suo sito Web o dalle sue applicazioni mobili. Buona lettura, buone osservazioni e viva le felci!

LINK:

 Le Pteridofite d'Italia, Marchetti 2003

Felci e piante affini in Liguria e in Italia, Bernardello, Martini. 2004

Felci e piante affini del Parco Nazionale della Val Grande Dellavedova. 2013

Felci dell’Emilia Romagna Bonafede, Vignodelli, Marchetti, Alessandrini. 2016

Clé de détermination des Ptéridophytes du Centre-Val de Loire. Cordier. 2018

 


iNaturalist, schermata sulla distribuzione regionale piemontese dell'Asplenium trichomanes

Thomé, O.W.,
Flora von Deutschland Österreich und der Schweiz (1886-1889)



giovedì 4 marzo 2021

L' Abbazia, il Bosco, il riso nella natura del Parco delle Grange

 



L'Abbazia, Il Bosco, il riso

nella natura del Parco delle Grange

disegni di Lorenzo Dotti

Edizioni Boreali 2020

Un libro che si tuffa nel passato molto remoto di quel lembo di terra del basso vercellese abitata dai monaci cistercensi dell’Abbazia di Lucedio, un libro che racconta l’ultima selva della Pianura Padana: il Bosco della Partecipanza di Trino, un libro che racconta l’opera dell’uomo e della natura sapientemente protetta dal Parco naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi di recente istituzione . Un libro che racconta anche le avventure di noi giovani appassionati ornitologi del GPSO (Gruppo Piemontese Studi Ornitologici) che negli anni novanta del secolo scorso partivano di notte per montare le reti per acchiappare uccelli, certo non per mangiarli ma per studiarli e inanellarli.

Il libro potete richiederlo scrivendo a info@boreali.it 








Qui di seguito la recensione al libro scritto da Raffaella Amelotti per la rivista Piemonte Parchi:



Il carnet de voyage del Parco delle Grange

«L’uomo più abile può fare per gli altri solo ciò che fa per se stesso, cioè notare, osservare, a mano a mano che la natura gli offre oggetti interessanti.» Eugène Delacroix
Il Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi è nato sotto la buona stella dell’arte. Accompagna la sua istituzione, l’uscita de “L’Abbazia, il Bosco, il riso nella natura del parco delle Grange”, il carnet de voyage realizzato dall’illustratore naturalista Lorenzo Dotti, edito da Edizioni Boreali.
Il diario illustrato di viaggio è un genere letterario che non ha regole precise: immediatezza e capacità artistiche lo rendono insolito e moderno sebbene le sue radici siano ben radicate nel passato quando i primi viaggiatori, sprovvisti di qualsiasi altro strumento adatto a “fotografare” un paesaggio o una sensazione, partivano armati di taccuino, matita e acquerelli.

Dal XVII secolo si diffonde tra i giovani aristocratici la moda del viaggio di formazione, il grand tour attraverso l’Europa: l’Italia diventa ben presto meta fondamentale, così che Venezia, Firenze, Roma, Napoli e la Sicilia accolgono i rampolli delle casate dell’Europa continentale alla scoperta della cultura classica. Pittori come William Turner, Eugène Delacroix, e, più tardi, Paul Gauguin e Paul Klee, ma anche scrittori come Johann Wolfgang von Goethe hanno lasciato taccuini di particolare pregio.

A quei secoli così lontani risalgono dunque gli inizi del moderno turismo giovanile di massa e il bisogno di raccontare il proprio viaggio, meglio ancora se con le immagini: una pratica non così distante da quanto avviene oggi…
Nell’epoca della fotografia digitale, quando, con facilità, chiunque è in grado di catturare un’immagine o addirittura girare un breve video, riconosciamo al carnet de voyage un valore aggiunto dato dalle emozioni che hanno mosso l’autore. Il taccuino illustrato racchiude in sé il senso dello stupore e dell’estasi con cui l’artista ha osservato il paesaggio, e il tempo dedicato alla sua rappresentazione e la sensibilità di espressione non sono paragonabili nemmeno alla migliore delle fotografie.

Il carnet, oggi come allora, consente, sfogliandolo, di ripercorrere il viaggio, riviverne le sensazioni, i luoghi, i colori ma anche le luci: il connubio tra la parte visiva e quella descrittiva delle annotazioni lo rende un’espressione artistica ibrida molto diffusa tra i viaggiatori più desiderosi di calarsi nelle atmosfere locali e capaci di prendersi il giusto tempo per osservare e disegnare.

La rappresentazione artistica di un paesaggio o della natura serve all’autore a fissarne il ricordo, ma a quel punto, il paesaggio o l’elemento naturale sono resi “immortali” nel patrimonio culturale dell’uomo, per il solo fatto di essere frutto dell’attività intellettuale dell’artista.
E’ così che le pagine colorate da dipinti ad acquerello e schizzi si trasformano in pezzi unici di grande valore, in cui le annotazioni completano gli spazi vuoti.
Ciascun autore ha il suo stile personale e quello con cui Lorenzo Dotti ha riempito i suoi  quaranta taccuini in altrettanti anni di carriera è davvero unico.

Lorenzo rilega da solo i suoi quaderni che, insieme a penne e colori, sono i suoi inseparabili compagni di viaggio. E così soggetti tanto diversi come l’attesa di un treno in ritardo, una traversata in nave, un paesaggio, un particolare architettonico o un elemento naturalistico si trasformano, con la medesima sensibilità artistica, negli schizzi sui fogli di carta preziosa che compongono i suoi carnet.
Anche nel suo più recente lavoro, sono le emozioni le vere protagoniste: il libro “L’Abbazia, il Bosco, il riso nella natura del parco delle Grange” trasmette lo stupore della scoperta di luoghi ricchi di natura e storia visti con gli occhi dell’autore.

Pagina dopo pagina, Lorenzo Dotti ci accompagna lungo un viaggio straordinario attraverso due secoli, storie di uomini e di fatica, edifici arditi e paesaggi davvero unici.
La pianura del basso vercellese è la protagonista di questo percorso con le sue grange che hanno animato le vicende storiche medievali e definito la morfologia del paesaggio risicolo in cui si incastonano come gemme preziose zone di elevato valore naturalistico. Le aree umide di Fontana Gigante, la Palude di San Genuario e il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino sono i paladini della grande ricchezza, in termini di biodiversità, di un territorio dedito quasi esclusivamente alla monocoltura del riso.
Gli acquerelli di Lorenzo ci raccontano il passato laborioso delle cascine storiche e il presente degli ambienti naturali gestiti dall’Ente-Parco, che rivestono un ruolo determinante nell’equilibrio faunistico e floristico di un territorio così complesso.

Questo volume fa parte di un progetto editoriale più ampio che vuole raccontare il territorio attraverso disegni e testi: il primo volume, “Monferrato tra colline e risaie”, pubblicato nel 2016, raccoglie i disegni prodotti in dieci mesi di lavoro tra i borghi, i castelli medievali, le colline, “la pianura del riso”, un vero paradiso per l’avifauna locale, le cascine e il fiume.
“Tracce di cemento - archeologia industriale in Monferrato”, il secondo volume della collana, è dedicato a elementi che caratterizzano fortemente il paesaggio del Monferrato casalese: ciminiere, opifici abbandonati, torri, palazzine dismesse, piloni di teleferiche fantasma testimoniano la vicenda del cemento che, dalla rivoluzione industriale del XIX secolo, è giunta fino agli anni ’60 del Novecento, sfruttando quei giacimenti di marna di cui il terreno era ricco.

Lorenzo, torinese di nascita, ben conosce i territori descritti e proprio qui, in occasione di una giornata di pittura en plein air, è avvenuto l’incontro con il suo editore.

Carlo Rosso è originario di Trino, la città degli editori: è stato proprio merito di un trinese, Gabriele Giolito de’ Ferrari, la diffusione dei testi di Ariosto, Boccaccio e Petrarca. Origini illustri, dunque, per il fondatore delle Edizioni Boreali!

Non resta che augurarvi buona lettura e, data l’immediatezza dei testi e degli acquerelli, non tarderete a condividere le caleidoscopiche sensazioni dell’autore e a immergervi nei paesaggi descritti, maturando di certo il desiderio di visitarli al più presto!

 



sabato 6 febbraio 2021

Barlia robertiana, l'orchidea venuta dal sud

 


La Barlia robertiana è una vistosa orchidea spontanea dai grossi fiori rosa violacei che fiorisce d’inverno e le cui dimensioni sfiorano il metro in altezza. Per tutti questi validi motivi è impensabile non vederla in natura quando la campagna è ancora colorata di marrone e poche piccole piante cominciano a fiorire.


Barlia robertiana, acquerello di Lorenzo Dotti


La Barlia è una pianta simbolo del Bacino del Mediterraneo, fiorisce lungo le sue coste dalla Spagna alla Turchia, dall’Italia alla Libia, ma è anche il simbolo di quel cambiamento climatico che ha permesso a diverse piante mediterranee di spingersi verso nord. Le piante viaggiano in mille modi, i semi si spostano col vento, nell’intestino degli animali o per mano dell’uomo. Nel caso della Barlia è il vento che disperde i suoi minuscoli semi e li ha fatti volare tanti anni fa dalla Liguria fino in Piemonte.

La prima osservazione documentata per il Piemonte di questa bellissima orchidacea risale al 1984, osservata da Carrega e Silla nell’Appennino Ligure Piemontese presso Voltaggio. Da allora la bella ragazza che fiorisce d’inverno ha cavalcato verso nord con la velocità del fulmine, insediandosi ovunque le condizioni climatiche ed ecologiche lo permettessero come dimostrato dalle carte qui sotto che raccontano l’evoluzione della sua distribuzione in Piemonte dal 1984 ad oggi.




La Barlia è presente nella nostra regione nelle fasce collinari del torinese e allessandrino, nel Monferrato e nelle Langhe e lungo l’appennino ligure piemontese dai 200 ai 900 metri, e come molte orchidee si insedia nei prati aridi nei cespuglieti e lungo i bordi stradali.


Barlia robertiana, acquerello di Lorenzo Dotti


Molte specie vegetali hanno cambiato nome nel corso degli anni, la Barlia è una di quelle: il botanico siciliano A. Bivona-Bernardi (1778-1837) la descrive per primo nel 1806 nella sua pubblicazione “Sicularum plantarum” con il nome Orchis longibracteata. Nel 1807 il botanico francese Jean-Louis-Auguste Loiseleur-Deslongchamps (1774-1849) descrive nella sua " Flora Gallica" una pianta che il suo amico Gaspard Nicolas ROBERT (1776-1857) aveva trovato nel 1805, sulle colline di Toulon, Loiseleur dedica al suo amico Robert la pianta  nominandola  Orchis robertiana. Successivamente il botanico palermitano Filippo Parlatore (1816-1877) dedica il genere al suo amico botanico nizzardo Jean Baptiste Barla (1817-1896)  Direttore del Museo di Scienze Naturali di Nizza, e la descrisse nel 1858 come Barlia longibracteata.  Nel 1967, il botanico svizzero Werner Greuter rinnova la prima definizione e la nomina Barlia robertiana. Pierre Delforge nel 1999 inserisce la specie nel genere Himantoglossum e la descrive come Himantoglossum robertianum. Recentemente nella pubblicazione della Checklist della flora vascolare italiana (Bartolucci et al., 2018a) la ragazza ha ripreso il nome di Barlia robertiana

Orchis longibracteata
 Bivona-Bernardi, Sicularum plantarum 1806



Barlia robertiana dal volume di J.B.Barla

“Flore illustrée de Nice et des Alpes-Maritimes : iconographie des orchidées” 1868



mercoledì 3 febbraio 2021

Hai una palma in giardino? Tutta colpa di Napoleone

 




Hai una palma in giardino? Tutta colpa di Napoleone.
E se camminando nei boschi trovi una palma è sempre colpa di Napoleone?
Non solo, anche di un botanico scozzese.
Facciamo un passo indietro per capire meglio di cosa stiamo parlando.



La corrente pittorica nota come Orientalismo, si sviluppa in Francia a seguito della spedizione di Napoleone in Egitto del 1798, e se eri benestante e avevi sfogliato il volume “Description de l'Egypte - pendant l'expédition de l'armée française, publiée sous les ordres de Napoléon Bonaparte” ti veniva voglia di comprarti un quadro esotico di Eugène Delacroix o di Alberto Pasini. Ma la palma cosa c’entra? Beh la palma è il simbolo dell’oriente, è la pianta esotica per eccellenza, ed era una pianta allora ai più sconosciuta, e se un quadro di Delacroix  costava troppo, per soddisfare le tue esotiche voglie bastava una Palma! Ma come faccio a mettermi nel giardino una pianta abituata a vivere in ambienti assolati così diversi dai nostri? La risposta la trova il botanico scozzese Robert Fortune durante una spedizione botanica in Cina dal 1843 al 1846 commissionata dalla Royal Horticultural Society di Londra. Robert Fortune torna in Gran Bretagna con 250 nuove specie botaniche provenienti in gran parte dalla Cina  che verranno in seguito introdotte a scopo ornamentale in Europa, Australia e Stati Uniti, tra cui la palma che porta il cognome del suo fortunato scopritore: Trachycarpus fortunei.
Questa palma detta anche Palma cinese, Palma di Fortune o Palma Zhou Shan a differenza della stragrande maggioranza delle palme che vivono nella fascia tropicale, è originaria delle montagne della Cina ed è quindi in grado di sopportare temperature rigide anche inferiori a -15°C.
Per questo motivo la palma di Fortune  venne utilizzata a scopo ornamentale  a partire dal 1844 fino in Nord Europa. 

Palma cinese, Civignola collina torinese
 

Ma se la palma ha arricchito con la sua chioma migliaia di giardini ha anche impoverito la biodiversità intorno ai luoghi in cui è stata messa a dimora. In che modo? La palma produce tantissimi semi che vengono dispersi dagli uccelli anche a grandi distanze, e quando trova condizioni climatiche a lei favorevoli tende a colonizzare il territorio facendo sparire le piante autoctone. In Canton Ticino, in Piemonte e in Lombardia la palma di Fortune è inserita nella Black List delle specie vegetali esotiche invasive per le quali sono applicabili misure di eradicazione da tutto il territorio regionale. Girando per i selvatici boschi intorno a casa ho trovato diverse giovani palme. Un consiglio  pratico per limitarne l’espansione è quello di non abbandonare le infruttescenze lungo scarpate boscose, discariche e fossati limitando così la dispersione di migliaia di semi. 



Tra le specie di palme di origine esotica presenti in Italia e nel bacino del Mediterraneo le più comuni, utilizzate sempre a scopo ornamentale, sono la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis) e la Palma da dattero (Phoenix dactylifera) entrambe parassitate dal coleottero Rhynchophorus ferrugineus, noto come punteruolo rosso. L’unica palma autoctona in Italia è la piccola Palma nana (Chamaerops humilis) presente nel bacino occidentale del Mediterraneo, dalla Liguria alla Spagna ed Algeria.


sabato 24 ottobre 2020

Esercizio n.22 dipingere trasparenze al mare

 


Trasparenze cristalline del mare del sud Italia, i faraglioni di Sant'Andrea in Salento (Puglia).
Esercizio realizzato con Watercolor White Nights, nomi e numerazione seguono quindi la cartella colori White Nights.




1. Il soggetto da riprodurre




2. Disegno e tratteggio delle zone d'ombra con matita
o in alternativa marker Graphite 03 della Derwent

3. Azzurro chiaro 509 per il cielo e Lacca blu 510 molto diluita per
le ombre sulle rocce


4. Verde oliva chiaro 727 per le praterie, mescola Verde oliva chiaro 727 
e Verde oliva scuro 725 per cespugli e alberi

5. Terra di Siena naturale 405 qua e là sulle rocce e nei riflessi in acqua,
Seppia 413 molto diluito per le rocce sott'acqua in primo piano

6. Blu oltremare 511 per il mare sulla  sinistra, mescola Azzurro chiaro
509 Verde smeraldo 713 e Giallo limone 203 per il mare a destra

7. Verde oliva scuro 725 per le ombre su cespugli e alberi, Blu oltremare 511
per le ondine sul mare, Seppia 413 per le ondine sulle rocce marroni sott'acqua
e per rinforzare le ombre su rocce e faraglioni


Nei link qui di sotto trovate tutti gli esercizi ad acquerello finora pubblicati:

 Esercizi ad acquerello 

venerdì 19 giugno 2020

Dipingere Capraia, luglio 2020



Immaginate una piccola isola del Mediterraneo dove i cinque sensi si esaltano immergendosi nella sua natura selvaggia, quella terra preziosa ha un nome: Isola di Capraia.

Sono passati molti anni dalla prima volta che ho messo piede in Capraia , ma ogni volta che ci torno e come se fosse la prima: il suo essere terra lontana dalla civiltà continentale, il suo profumo avvolgente di macchia mediterranea, le sue rocce multicolori e il suo mare ricco di vita non mi hanno mai tradito e regalano ogni volta nuove sorprese per gli occhi, la mente e lo spirito.
Mare, scogliere e riflessi saranno i protagonisti delle pennellate capraiesi durante il corso intensivo di acquerello che si svolgerà nella settimana dal 18 al 25 luglio 2020.
Escursioni a piedi, e in barca per cogliere dal vivo le policrome coste dell’isola che stupiscono l’osservatore per la varietà di forme e colori.
Nel corso della settimana si effettueranno tre escursioni in mare e due nell’entroterra. Le uscite marine si effettueranno a bordo di un gommone per poter disegnare dal mare, godendo appieno dell’immensità delle scogliere capraiesi.

Il corso si svolgerò interamente “en plein air” nel pieno rispetto dello norme di sicurezza Covid19.




Programma
Sabato 18 luglio
Ore 9 partenza del traghetto da Livorno- arrivo a Capraia ore 11,45 (possibilità partenza da Livorno anche alle ore 15.30 con arrivo a Capraia alle ore 18.15.)
Ore 19,30 ritrovo alla Chiarantjna - Aperitivo e presentazione del corso.
Cena al Ristorante da Cherie al Porto, per gustare le prelibatezze “tutto mare” di Giada e della sua mamma.

Domenica 19 luglio
Ore 8,30 colazioneOre 9 dipingere mare e scogliere, esercizi da terra alla Torretta del bagno pranzo al sacco, attività balneare nell’intervallo pranzo e quando necessario per rinfrescare la mente. Ore 16 sketch tra le vie del paese.

Lunedì 20 luglio
Ore 8,30 colazione
Ore 9 escursione via mare in gommone – barca taxi trasferimento in una cala dell’isola, , attività balneare quando necessario per rinfrescare la mente. Rientro per pranzo, pomeriggio esercizi al porto: dipingere il faro.

Martedì 21 luglio 
Ore 6 (facoltativo) disegnare l’alba alla Bellavista
Ore 8,30 colazione
Ore 9 escursione terrestre alla cala dello Zurletto, pranzo al sacco, attività balneare nell’intervallo pranzo e quando necessario per rinfrescare la mente. Rientro nel pomeriggio.

Mercoledì 22 luglio
Ore 8,30 colazione
Ore 9 escursione terrestre nell’Ex Colonia Penale pranzo al sacco.
Cena all’Agriturismo Valle di Portovecchio, nell’ex colonia Penale, da Massimo e Rossana. Si possono gustare piatti appetitosi con le verdure del loro orto, formaggi toscani abbinati alle loro marmellate, pesce. Distanza 2 km c.a. dal Paese. Rientro dopo cena

Giovedì 23 luglio
Ore 8,30 colazione
Ore 9 escursione via mare in gommone – barca taxi trasferimento in una cala dell’isola, attività balneare quando necessario per rinfrescare la mente. Rientro per pranzo, pomeriggio esercizi dalla Torre del Porto.

Venerdì 24 luglio
Ore 8,30 colazione
Ore 10 giro dell’Isola in barca: Con Giovanni a bordo della motobarca Margò potrete osservare la costa dell'isola: a picco, frastagliata ed erosa dalle forti mareggiate, ricca di grotte e anfratti la costa di ponente, più dolce e accogliente quella di levante.
Ore 13 esercizi alla Cala di San Francesco e Convento di S.Antonio, pranzo al sacco, attività balneare nell’intervallo pranzo e quando necessario per rinfrescare la mente.
Cena all’Ittiturismo “Il Carabottino”, pesce pescato da Antonio e cucinato con passione da sua moglie Siria e dal nipote Federico.

Sabato 25 luglio
Ore 8,30 colazione
Ore 9 esercizi lungo la strada di San Leonardo sulla Baia del porto, pranzo al sacco. Riflessi al porto.
Ore 18,45 Partenza da Capraia- ore 21,30 arrivo a Livorno (possibilità di partenza da Capraia alle 12.15 con arrivo a Livorno alle 15.00)






QUOTA  CORSO 300 € 
Gruppo minimo 6 persone, massimo 9
La quota non comprende il soggiorno, i pranzi al sacco, il biglietto del traghetto e tutto quanto non espressamente indicato. 

La richiesta di iscrizione al corso dovrà pervenire tramite mail al seguente indirizzo: lorenzodotti58@gmail.com non oltre la data 5 luglio 2020

Per iscrizioni e informazioni: Lorenzo Dotti 3334648829
Per informazioni sulla logistica soggiorno:

Agenzia Viaggi Parco 0586905071 -349 3033411 agparco@tin.it
informazioni sull’isola di Capraia www.isoladicapraia.it



Il corso è aperto a principianti ed esperti disegnatori, di età superiore ai 14 anni

Abbigliamento indispensabile e consigliato Le escursione che si effettueranno via terra richiedono l’utilizzo di comode scarpe da ginnastica o escursione e di un copricapo per ripararsi dai raggi solari.



LORENZO DOTTI. Nato a Torino il 7 giugno 1958; vive e lavora nella campagna torinese e nell’Isola di Capraia (Arcipelago Toscano). Illustratore naturalista e acquerellista nel 2001 costituisce la Società di allestimenti museali e divulgazione scientifica “STUDIO ALCEDO”. Dal 2000 al 2010 docente di Disegno Naturalistico per il Corso di Laurea in Conservazione dei Beni culturali e ambientali presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Dal 1990 insegna disegno naturalistico nei numerosi corsi tenuti in varie località italiane. Le sue illustrazioni sono apparse in numerosi libri di
carattere naturalistico soprattutto ornitologico ed orchidofilo.

Nuovo libro: #carnetdunpeintrenaturalisteconfiné





#carnetdunpeintrenaturalisteconfiné

Il quaderno su cui ho dipinto durante la quarantena l’avevo rilegato a fine novembre del 2019, con l’intento di dipingervi sopra solamente montagne. Così è stato fino a febbraio del 2020: il Gran Paradiso, le montagne del Parco Nazionale des Ecrins e dell’Orsiera Rocciavrè sono lì nelle prime pagine scintillanti di luce invernale.


Poi è arrivato marzo, le montagne le vedevo solo da lontano; allora ho capovolto il quaderno e ho cominciato a dipingere dall’altra parte per quasi due mesi sul mio #carnetdunpeintrenaturalisteconfiné.



Quando il quaderno e la quarantena sono finiti è comparso un amico e un editore illuminato svizzero che mi hanno proposto di pubblicarlo. Alessandro aveva visto i disegni e aveva letto i testi, ed era rimasto colpito da quel mettersi a nudo di un uomo neanche tanto giovane che ha combattuto l’apatia della quarantena con i pennelli e la tastiera. Grazie ad Alessandro e ad una squadra formidabile di persone che hanno creduto in questo progetto ora il libro è pronto, per raccontare a tutti come i colori le matite e le parole possono trasformarsi in medicine preziose.




Sosteniamo l’arte.
Se la quarantena e l’emergenza sono finite non è così per la ripresa di molte attività comprese quelle artistiche. Sostenere gli artisti aiuta non solo a migliorare difficili condizioni economiche ma anche a ridare voglia ed energia per ricominciare a creare, a dipingere a far volare quella fantasia che sovente regala a tutti immagini, parole e suoni preziosi.

Per sostenere Lorenzo basta poco: partecipando ai suoi corsi che da luglio riprendono sparsi per l’italico stivale o nell’immediato regalandovi questo libro nuovo di zecca. Potete acquistarlo online al prezzo di copertina, ma se volete sostenere l’artista potete comprarlo da lui, ve lo spedirò con una dedica speciale da post-quarantena, e con un acquerello originale e firmato fatto apposta per voi, il tutto al prezzo di 60€ compresa la spedizione (per l’Italia). Per info scrivete a lorenzodotti58@gmail.com

Alcune doppie pagine del libro


Qui sotto la presentazione del libro scritta da Alessandro Staehli, responsabile dei progetti editoriali della La Salamandre

#Carnet d’un peintre naturaliste confiné

Diario intimo di un esploratore a cui il virus ha tarpato le ali, questo libro fatto di disegni descrive la quotidianità insolita di Lorenzo Dotti, pittore naturalista confinato in casa per alcuni mesi a causa della pandemia del COVID-19. Un periplo nell’infinitamente vicino, raccontato a colpi di pennello e di parole, pubblicato in tempo record.

Nel novembre 2019 il pittore naturalista Lorenzo Dotti ha rilegato un carnet con l’intenzione di dipingervi soltanto montagne. In effetti sulle prime pagine il Gran Paradiso e le cime del Parco Nazionale des Ecrins risplendono nella loro luce invernale. Poi arriva marzo, e con lui la pandemia. Le montagne attirano solo sguardi lontani. L’artista italiano gira dunque al contrario il suo carnet e disegna sull’altro lato per quasi due mesi. Il risultato è pubblicato nel nostro nuovo libro …

Il disegno come antidoto
Il lavoro del pittore naturalista è fatto di concentrazione, immaginazione e soprattutto di una mano che disegna. “la concentrazione era svanita, l’immaginazione anche e la voglia di disegnare si era bloccata davanti a una pagina bianca” racconta Lorenzo Dotti. Unico conforto, una primavera bella e silenziosa come non mai tutto intorno a casa mia. Poi, la svolta. Il 16 marzo 2020, mentre tutto il paese è già in quarantena, il gruppo di Trieste Sketchers lancia una maratona di disegno sulla propria pagina Facebook. Centinaia di artisti cominciano a condividere schizzi e pensieri sul social, ritrovando lo stimolo a disegnare nonostante la gravità della situazione. “questi nuovi amici virtuali sono stati un antidoto eccezionale per vincere la depressione” precisa l’artista. Il suo percorso non è rimasto chiuso in un cassetto; è andato avanti a tempo di record, per essere pubblicato in forma di un oggetto bello e originale: il…..

Diario intimo di un confinato
Questa medicina collettiva ha alimentato in Lorenzo il desiderio di osservare il suo piccolo mondo. Ha cominciato a guardare più da vicino e con nuovi occhi gli oggetti quotidiani, che possono raccontare talvolta storie incredibili. “La caffettiera, il cavatappi, un mozzicone di matita o un tappo di birra sono diventati personaggi per mezzo dei quali esprimere i miei amori, le mie passioni, i miei dispiaceri e le mie speranze”. La maggior parte delle volte, il testo nasceva insieme al disegno, spesso di notte. “Pensavo a un oggetto, a un personaggio, a una immagine…e la mia mano si metteva a scrivere brevi annotazioni, riflessioni. Poi, dopo una doccia e un caffè, realizzavo il disegno”. Mentre la vita ritrova lentamente una relativa normalità, ogni volta che Lorenzo si guarda attorno vede i nuovi amici che gli hanno fatto compagnia nella vita di ogni giorno: un vecchio triciclo a pedali, il codirosso spazzacamino vicino di casa, lo zaino, il binocolo, la luna che fa irruzione dentro casa…e tutto il resto. Il risultato non è una semplice raccolta di illustrazioni. Questo carnet de voyage racconta una navigazione esotica intorno all’infinitamente vicino. E’ il diario intimo di un prigioniero del quotidiano, un inno alla vita, alla libertà, alla natura e una bellissima fonte di ispirazione per la resilienza.

Concepita nel cuore della pandemia di COVID-19, quest’opera è stata pensata e pubblicata per sostenere la filiera del libro, dall’autore al lettore passando per l’editore, il distributore e il libraio. E’ frutto di un’avventura umana Made in Europe che ha visto la luce in appena quattro settimane grazie alla complicità tra un pittore naturalista italiano (Lorenzo Dotti), una traduttrice francese (Maya Morando-Taboni), una casa editrice franco-svizzera non a scopo di lucro (La Salamandre) e uno stampatore francese certificato secondo le più rigorose norme ecologiche (lo stampatore Simon). Tutti questi attori hanno testimoniato un impegno, una collaborazione e una solidarietà esemplare. Grazie!

Pittore e illustratore naturalista, Lorenzo Dotti vive e lavora nella campagna torinese, in Nord Italia. Collaboratore assiduo de la Salamandre, ha insegnato disegno naturalistico per dieci anni in ambito universitario a Napoli e tiene regolarmente dei workshops e dei corsi di disegno. Ha pubblicato molte guide sulla flora e la fauna europee, numerosi carnets de voyage ed altre opere illustrate.

Sketcher nel profondo dell’anima, si esprime disegnando dal vivo incontri ed emozioni, con freschezza, originalità e grande sensibilità.