lunedì 24 agosto 2015

Acquerelli alpini del giovane Sargent


Nell’estate del 1870  John Singer Sargent aveva 14 anni.
Con i genitori trascorre un lungo soggiorno tra le alpi svizzere riempiendo di schizzi a matita e acquerelli due Shetchbook ora conservati, come molte altre sue opere, al Metropolitan Museum of Art di New York . Altre parole sono superflue  per descrivere la freschezza e la meraviglia nell’utilizzo della tecnica dell’acquerello da parte del giovane Sargent.


Chalets, Breithorn, Mürren 1870


Iselle from mount Pilatus, 1870


Monte Rosa from Hornli, Zermatt, 1870


Rhône Glacier,1870


Schreckhorn, Eismeer, 1870


View from Mount Pilatus, 1870


View of Four Mountains from the Gorner Grat, 1870


Wellhorn & Wetterhorn, 1870


Alpine vieuw, Murren 1870


Eiger from Murren, 1870


Jungfrau, 1870

domenica 23 agosto 2015

Île de Ré, settembre 2013


Siamo tornati sull'Ile de Ré dopo vent'anni senza il timore di trovarla cambiata e cosi fu.
La sua natura, i piccoli borghi, spiagge infinite, selvatiche dune e le mille ali dei migratori son sempre li a dare spettacolo su questo gioiello di isola.





mercoledì 19 agosto 2015

L'acquerello nella pittura naturalistica



“Il fascino dell’acquerello non si limita alla sua freschezza ed alla sua spontaneità o a quell’impressione di apparente evanescenza che induce alla divagazione sognante o alla meditazione; si manifesta anche attraverso una certa magia dovuta alla limpidezza e alla trasparenza dei suoi colori” con queste parole Gerald Bauer, nella premessa al suo  libro “Il Secolo d’Oro dell’acquerello inglese” 2001, restituisce preziosità e importanza all’acquerello e inconsapevolmente alla sua funzione nella rappresentazione del mondo naturale: solo l’acquerello infatti saprà regalare più di altre tecniche attraverso la “limpidezza e la trasparenza dei suoi colori”, la consistenza e la luce di molte forme naturali:  come la fragilità dei petali di un papavero, le trasparenze e i colori cangianti della pelle dei pesci, il soffice piumaggio di un volatile.

Dipingere natura è un mestiere antico che trasforma l’uomo da cacciatore di selvaggina a osservatore attento del mondo che lo circonda, perché riportare sulla carta le forme e i colori di un animale o una pianta è un atto di conoscenza; i pittori naturalisti disegnano quindi per conoscere e far riconoscere ad altri attraverso un tratto o una pennellata il variegato e policromo universo delle scienze naturali. Fin dal rinascimento la tecnica dell’acquerello viene utilizzata dagli artisti per gli studi preparatori delle loro opere e per eseguire dal vivo studi sulle scienze naturali e la pittura di paesaggio come i freschissimi lavori di  Albrecht Durer (1471-1528) che durante i suoi viaggi dipinse ad acquerello paesaggi, piante e animali.


Albrecht Dürer, Ala sinistra di Ghiandaia marina, c. 1500/1512, acquerello e tempera su pergamena.

Ma bisogna aspettare il XVIII secolo perché la tecnica dell’acquerello, fino ad allora  considerata marginale, venga riconosciuta e valorizzata: in Inghilterra tra il 1750 e il 1850 si assiste alla nascita del “The golden age of british watercolors” ( il Secolo d’Oro dell’acquerello inglese), uno degli avvenimenti più importanti della storia dell’arte moderna dove il paesaggio e la sua rappresentazione prendono il posto di preminenza fino ad allora occupato dal ritratto o dalla rappresentazione storica. Sono gli anni del “Grand Tour” ( viaggio condotto da giovani aristocratici europei per ampliare i loro orizzonti culturali nel vecchio continente) che vide un esercito di acquerellisti, soprattutto inglesi armati di pennello e taccuino, riportare sulla carta con dovizia di particolari paesaggi e architetture dell’Europa continentale,  con una predilezione per l’Italia e le sue città d’arte. L’impiego dell’acquerello nel corso dei viaggi  è una delle più antiche e caratteristiche applicazioni di questa tecnica, preferita ad altre per la sua praticità e il ridotto volume di materiali da portare sul campo. Tra gli acquerellisti inglesi  Edward Lear, e William Turner, solo per citarne un paio, lasciano il segno nella storia dell’arte e dell’acquerello. Edward Lear, scrittore e  artista inglese (1812-1888), famoso per il suo  “Libro dei nonsense”, lascia l’Inghilterra nel 1837 per un lungo viaggio di scoperta nei paesi del Mediterraneo: i suoi paesaggi raccontano meglio di tante fotografie le atmosfere gli usi e i costumi dei paesi che si affacciano sul Mare nostrum  dall’Italia alla Turchia passando per l’Albania e Malta.
Edward Lear, Porto Venere, acquerello 1860
La produzione artistica  dell’inglese Joseph Mallord  William Turner (1775-1851) è monumentale: nel corso dei suoi numerosi viaggi europei riempie un numero impressionante di taccuini conservati alla Tate Gallery di Londra, circa 30.000 tra disegni e acquerelli che raccontano meglio delle parole il “pittore della luce”. I suoi taccuini e molti dei suoi acquerelli sono consultabili on –line sul sito della Tate Gallery qui: Tate Gallery


Joseph Mallord  William Turner, Tivoli 1819
L’acquerello viene utilizzato a partire dal seicento  anche nella rappresentazione del mondo naturale così come ben documentato dal lavoro dei numerosi pittori naturalisti al seguito delle spedizioni scientifiche e le esplorazioni transoceaniche. Primo tra loro l’artista inglese John White (attivo tra il 1585 e il 1593) che partecipò alle spedizioni nella Virginia americana, da poco scoperta e colonizzata, per dipingervi ad acquerello flora fauna e paesaggi. 


John White, Archosargus probatocephalus, acquerello c.1585/1593


Ma anche i lavori ad acquerello realizzati durante le esplorazioni in terre lontane servivano come base per le incisioni che avrebbero impreziosito le pubblicazioni scientifiche sul tema. Solo verso la fine del XIX l’opera di alcuni grandi pittori naturalisti influenzerà in modo decisivo le future generazioni affinché il lavoro ad acquerello sia opera definitiva e non solo mero passaggio di studio o bozzetto preparatorio. Merita ricordare tra i padri spirituali dell’attuale pittura naturalistica l’ornitologo americano  Louis Agassiz Fuertes (1874-1927), il pittore naturalista inglese Charles Frederick Tunnicliffe  (1901 1979) e  Vincent Fossat (1822-1891) pittore naturalista francese.

Louis Agassiz Fuertes, Album of Abyssinian birds and mammals, 1927 


Charles Frederick Tunnicliffe, Falaropo di Wison, acquerello 1958


Vincent Fossat, Coprinus comatus, acquerello c. 1875/1890

Personalmente dipingo quando in testa si accende la lampadina, quando i pennelli scalpitano e la carta non vede l’ora di essere accarezzata:  questa è la benzina di un acquerellista  “en plein air”.
Lorenzo Dotti, Falco cuculo femmina 2008
 
La pittura naturalistica ha visto crescere qualitativamente anche la produzione di diversi pittori italiani, e tra loro molti acquerellisti  che ogni anno organizzano corsi e stage per divulgare l’arte naturalistica attraverso la tecnica dell’acquerello.  Per promuovere le loro iniziative hanno creato anche la pagina Facebook “Corsi di disegno e pittura naturalistica”, per far incontrare gli artisti naturalisti e coloro che cercano un corso di disegno o pittura sulla natura ovunque in Italia. Questo il link: Corsi di disegno e pittura naturalistica


 




giovedì 13 agosto 2015

Isola d'Elba regina dei ciottoli


Quando tiriamo su un ciottolo dalla spiaggia compiamo un gesto antico quando la storia dell’Homo sapiens che migliaia di anni fa sulla spiaggia o sul greto di un fiume cercava ciottoli da forgiare, per trasformarli in punte, chopper o raschiatoi.  I ciottoli ci rimandano non solo ai nostri antenati ma anche alle origini delle rocce, e il campionario policromo di una spiaggia elbana è un libro aperto sulla ricca  biodiversità geologica di questa isola.



L’acquerello ritrae una minuscola porzione della spiaggia di Nisporto nel comune di Rio nell’Elba, tra i ciottoli spiccano i rossi Diaspri rocce sedimentarie caratteristiche dell’Elba orientale.

mercoledì 5 agosto 2015

Historia Naturalis Palmarum, Carl Friederich Philipp Von Martius



Historia Naturalis Palmarum, (1823 - 1853), Carl Friederich Philipp Von Martius, botanico, zoologo, antropologo e esploratore tedesco.

 

Questo tesoro enciclopedico di tre volumi comprendente 240 illustrazioni cromolitografiche, è il risultato della spedizione di Martius in Brasile e Perù tra il 1817e il 1820.


Martius percorre più di 2.250 km attraverso il bacino amazzonico per studiarne le scienze naturali ed effettuare studi antropologici sulle tribù dei nativi sud-americani, con lo zoologo Johann Baptist von Spix .




Da questa spedizione nasce questo straordinario catalogo che riunisce tutte le specie conosciute della famiglia delle palme , che stabilisce la classificazione moderna di questi alberi, descrive tutte le nuove specie scoperte in Brasile e offre le prime carte biogeografiche della distribuzione mondiale delle palme.


Gran parte delle tavole a colori sono realizzare dall’ illustratore tedesco Ferdinand Bauer. Ferdinand e suo fratello Francesco, alla pari di Redouté, erano illustratori botanici ineguagliabili e queste tavole ricche di dettagli e informazioni scientifiche ne sono la prova.








Le prime carte biogeografiche della distribuzione mondiale delle Palme

Particolare delle carte biogeografiche

Particolare delle carte biogeografiche

Qui potete sfogliare e scaricare ad alta risoluzione i tre volumi della:
Historia Naturalis Palmarum

sabato 1 agosto 2015

Atlas des Orchidées de Normandie, SFO Normandie 2015

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Fresco fresco di stampa l'Atlante delle Orchidee della Normandia, realizzato dagli amici della sezione Normanna della Société Française d’Orchidophilie.


Link all'editore: Atlas des orchidées de Normandie

Breve scheda in francese ( ça va sans dire):

Cet atlas résulte d’un long travail d’inventaire des stations d’orchidées sauvages en Normandie. Il s’appuie sur près de 30 000 données remontant au XIXe siècle pour les plus anciennes, puis recueillies jusqu’à la fin de la saison 2013, pour les plus récentes. Pour chacune des quarante-sept espèces présentes sur le territoire de la Normandie, la description, l’écologie et la répartition sont largement décrites. Ce nouvel atlas innove par la représentation de la présence de chaque espèce sur une carte à l’échelle de la commune. Chacune de ces orchidées est illustrée par des photographies prises « sur le terrain » par des adhérents du groupe régional « Normandie » de la Société Française d’Orchidophilie. Une aquarelle réalisée par l’artiste italien Lorenzo Dotti complète le « portrait » de chacune d’entre elles. Cet atlas représente une référence pour tous ceux qui veulent mieux connaître cette facette originale du patrimoine.

Ophrys litigiosa

Ophrys fuciflora



giovedì 30 luglio 2015

Capraia imperdibile

 

Capraia imperdibile: ovvero come muoversi sullo scoglio più bello del mondo senza perdersi le vulcaniche emozioni dei suoi gioielli naturali. Se non siete mai stati a Capraia verrete subito colpiti dalla sua natura selvaggia e fortemente profumata, l’odore della macchia mediterranea si percepisce quando siete ancora sul traghetto e la nave sta attraccando nel piccolo porto. Ma non bastano i suoi profumi a giustificare un viaggio alla Capraia e allora vediamo insieme quando e cosa vedere per tornare a casa con un ricco bottino di emozioni. Un consiglio: non portatevi la macchina perché è superflua, la strada che unisce il porto al paese è lunga appena 700 metri  e un comodo servizio di bus collega il traghetto al centro del paese. Ma se volete salire a piedi ecco un primo gioiellino: un antica strada romana lastricata in pietra si percorre in alternativa a quella asfaltata e la si imbocca dal porto subito dopo la centrale dell’Enel, belli scorci sulla rada del Porto dominata dalla sua torre cinquecentesca.
Cala Rossa e la Torre dello Zenobito
Cala Rossa. Capraia era un vulcano, anzi due:  quello più antico occupa gran parte dell’isola, quello più recente (cinque milioni di anni) è la perla della Capraia che tutti conoscono come la Cala Rossa. E’ la cala più spettacolare dell’intero arcipelago toscano che mostra uno spaccato dell’antico vulcano dello Zenobito, raggiungibile in barca (info in paese Agenzia Viaggi Parco, 0586905071, 3493033411) o a piedi con tre ore e mezza di passeggiata  dal paese.
Cala del Moreto e Zenobito dalla barca
Giro in barca dell’Isola: per apprezzare la natura selvatica e incontaminata delle sue coste frastagliate, strapiombanti e multicolore (info in paese Agenzia Viaggi Parco, 0586905071, 3493033411)
Lo Zurletto dalla Bellavista
Bellavista: panorama da mozzafiato sulle  rosate scogliere della costa orientale a dieci minuti di sentiero dal paese, facile osservare cetacei nelle belle giornate di mare calmo.
Il Laghetto
Laghetto: l’unico specchio d’acqua perenne di tutto l’arcipelago toscano, da non perdere in primavera durante la fioritura del Ranuncolo d’acqua. Un ora e mezzo di sentiero dal paese.
Oleandri selvatici nel Vado della Fiumarella
Vado della Fiumarella: una colata rosa di Oleandri selvatici in fiore (gli unici della Toscana e dell’intera Italia centrale!) ricopre questo vallone da fine giugno ad agosto, dieci minuti dal porto imboccando la strada che porta al campeggio.
Panorama da Monte Le Penne
Monte Le Penne: panorama a 360 gradi sull’Arcipelago Toscano a 420 metri a picco sul mare, nelle belle giornate si vedono Montecristo, Pianosa, l’Elba,  Gorgona, la Corsica e le Alpi Apuane. Due ore in sentiero dal paese.
Migratori a Capraia
Primavera mozzafiato: tra aprile e maggio la macchia mediterranea esplode in coloratissime fioriture, e una vera e propria invasioni di uccelli migratori fa tappa sull’isola durante il lungo viaggio dall’Africa al continente europeo

Isola di Capraia, Lorenzo Dotti 2015
 

I disegni sono tratti dal libro “Isola di Capraia” di Lorenzo Dotti, della collana “I Taccuini dell’Arcipelago Toscano”. Questo il link al sito dell'EDT dove trovate scheda e anteprima dei primi tre taccuini: I Taccuini dell'Arcipelago Toscano

Calette per il bagno raggiungibili da terra:
Lo Zurletto, dominata dall’omonimo scoglio a 20 minuti di sentiero dal paese. Torretta del Bagno: ingegnoso sistema difensivo settecentesco contro le invasioni che permetteva di raggiungere il paese da mare attraverso un camminamento coperto (ancora ben visibile) dalla Torretta dal Bagno al Castello. Dieci minuti a piedi dal paese. Cala di San Francesco: acque cristalline subito sotto il Faro a 5 minuti dal centro del paese. Cala del Ceppo: rigogliosa macchia mediterranea lungo il sentiero che dalla Piana scende alla Cala del Ceppo con vecchi esemplari di Euforbia arborea (Veri baobab in miniatura!), un ora di sentiero dal paese. La Grotta: sotto la Torre nella baia del Porto

Aperitivo: tra le stradine del paese alla Chiarantjna, locale dedicato alle Isole e ai loro prodotti, birre artigianali, vini, taglieri mediterranei, in Via Carlo Alberto in Paese

Mangiare in paese, Il Carabottino, in paese subito sotto il Castello; menù a prezzo fisso a base di pesce nell’Ittiturismo gestito con simpatia da Antonio e Siria, Via San Giorgio, sempre meglio prenotare al 333 3938002.

Mangiare al Porto, La Garitta, gestito con professionalità da Stefano Bellani, campione del mondo di pesca in apnea nel 2004! Via Assunzione, 13, prenotare al Telefono:0586 905230. Lo Scorfano, ristorante con bella vista sul porto, menù di mare in Via Assunzione, 28, tel. 0586 905132

Tutto su Capraia lo trovate qui: Isola di Capraia , bel sito ricco di informazioni sulla natura, storia, escursioni e soggiorno sullo scoglio più bello del mondo!
 
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